PROGETTO MIAMI

 

 

Introduzione

- Ogni anno milioni di tonnellate di rifiuti finiscono in mare o in ambito portuale. Tale fenomeno deriva da cattiva gestione e raccolta dei rifiuti, mancanza di infrastrutture, poca conoscenza sulle gravi conseguenze sull’habitat naturale.

- Tra i rifiuti della pesca, dell'acquacoltura e dal diporto rientrano rifiuti speciali (batterie, olii motore), rifiuti organici (specie sotto taglia, scarti), rifiuti raccolti in mare (plastica, vetro, carte e cartoni, tessuto, legno, materiale ferroso). In riferimento alla plastica, da campagna condotta dalla Goletta Verde nel 2014 è emerso che quasi il 90% dei rifiuti marini è composto da tale materiale. Attualmente, nei porti questi rifiuti hanno una gestione disorganizzata: non sono disponibili spazi per lo stoccaggio e non esistono modalità operative per lo smaltimento. Completamente assenti le pratiche di riutilizzo della frazione organica.

- A causa di ciò, i pescatori che raccolgono rifiuti dal mare, non trovando a terra strutture adeguate (esempio isole ecologiche), li abbandonano nuovamente in acqua, contribuendo ad aumentare i problemi ambientali anche nelle aree portuali. Tra i rifiuti raccolti in mare e riconducibili alle attività di acquacoltura, rientrano anche i materiali plastici utilizzati massicciamente nella mitilicoltura. In primis citiamo le cosiddette “calze”, ovvero le reti tubolari contenenti i mitili durante il loro allevamento.

 

 

 

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Il “marine litter”, ovvero il materiale non biodegradabile che si accumula nell’ambiente marino, provoca enormi danni all’ecosistema.

 

 

 

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In lagune e porti il problema del “marine litter” può divenire particolarmente drammatica a causa dell’accumulo delle grandi quantità di materiale che tendono ad accumularsi in questi particolari ambienti confinati.

 

 

 

Mitilicoltura

  • Mitilicoltura in laguna

Nelle lagune ed in zone di mare chiuso i mitili vengono allevati in vivai di dimensioni variabili tra i 500 e i 2000 mq di forma rettangolare chiamati “pergolati” costituiti generalmente da pali in castagno (ricco di tannino e quindi più resistente all’azione distruttrice della bruma, un tarlo che predilige legni sommersi) o in ferro zincato conficcati per circa 2 m sul fondo. I pali sono posti a circa 5 m l’uno dall’altro e sporgono dall’acqua per circa 1,5 m e sono uniti a pelo dell’acqua da corde di nylon a cui sono legate le “reste” su cui crescono i mitili. Le reste sono, anch’esse, formate da due reti di nylon (a calza tubolare) poste una dentro l’altra.

 

cozze diossina taranto

Impianto di mitilicoltura nel Mar Piccolo di Taranto 

  • Mitilicoltura in mare aperto

In mare aperto l’allevamento è costituito da concessioni rettangolari delimitate da boe perimetrali all’interno delle quali si trovano diversi “filari”: ogni filare è costituito da una resta ancorata sul fondo alle due estremità da un grosso peso, in gergo marinaro, detto “corpo morto” (es. blocco di cemento) e nello stesso tempo è tenuta in superficie da delle boe. Ad intervalli regolari dalla resta pendono verso il fondo delle “calze”, reti tubolari contenenti i mitili.

 

Schema di allevamento di mitili in mare aperto:

Risultato immagini per mitilicoltura in laguna

Che sia in ambiente lagunare o in mare aperto, l’allevamento dei mitili prevede comunque l’utilizzo di calze in nylon per il contenimento dei molluschi in accrescimento. Il ciclo di produzione completo, dalla semina alla raccolta, prevede un certo numero di operazioni di routine, tra le quali quella del reincalzo degli esemplari. Questa fase consiste nella sostituzione delle reti per il contenimento degli animali, via via caratterizzate da maglie progressivamente sempre più larghe, in rapporto alla crescita dei molluschi.

mitilicoltura

Esempio di reste di nylon che contengono i mitili in accrescimento attorno ai pali.

 

 

Il Progetto MIAMI 

 

 

 

 

Il Progetto “Materiali Innovativi per l’Allevamento MItili - MIAMI” coerentemente con gli obiettivi previsti dalla Misura 2.47 del PO FEAMP 2014-2020, mira a introdurre soluzioni innovative per migliorare la sostenibilità dei processi produttivi della viticoltura e a fornire un’opportunità strategica, per qualificare la produzione e favorire nuovi sbocchi commerciali; in particolare il progetto è in linea e con l’obiettivo tematico di migliorare la competitività delle piccole e medie imprese dell’acquacoltura, con la finalità di promuovere l’innovazione nel settore dell’acquacoltura/mitilicoltura.

 

 

Obiettivi:

-Individuare un materiale biodegradabile o tecnopolimero alternativo al nylon;

-Definire una metodologia di lavorazione del mio-materiale per l’approntamento dell’attrezzatura sperimentale;

-Sperimentare l’affidabilità tecnica (deformabilità, resistenza e plasticità) dell’impiego di materie innovative/biopolimeri, per la realizzazione delle calze per la semina e l’allevamento dei mitili;

-Sperimentare l’affidabilità tecnica (deformabilità, resistenza e plasticità) dell’impiego materie innovative/biopolimeri, per la realizzazione della bio-rete per l’insacchettamento e confezionamento dei mitili;

-Valutazione dell’efficienza tecnica-economica e gestionale dell’adozione dei materiali innovativi nella filiera produttiva dei mitili;

-Divulgare i risultati conseguiti

 

Le cozze sarde adottano retine ed etichette biodegradabili

Esempio di retina biodegradabile per la commercializzazione al dettaglio dei mitili. In media, queste nuove reti raggiungono la completa disintegrazione nel compost in meno di 90 giorni.

 

 

 

Misure proposte:

 

1. Realizzazione di un’indagine conoscitiva su filati innovativi e biopolimeri, sulla base di ricerche bibliografiche e indagini preliminari delle caratteristiche fisiche, meccaniche ed economiche.

2. Sperimentazione in laboratorio, secondo le norme ASTM, di un filato biodegradabile che per deformabilità, resistenza e plasticità sarà individuato idoneo alla realizzazione delle calze di allevamento dei mitili e per la rete di insacchettamento degli stessi.

Si valuteranno, di concerto con le aziende del settore della viticoltura della marineria di Taranto, le modalità di applicazione dei pio-materiali per la realizzazione delle attrezzature in allevamento e per la commercializzazione dei mitili.

3. Messa a punto degli attrezzi sperimentali (ciò richiederà la definizione di una metodologia di lavorazione del materiale individuato) per l’allevamento e la commercializzazione dei mitili con materiali biodegradabili che saranno in grado di sfaldarsi, se smarriti in mare.

4. Sperimentazione a mare, che consentirà di verificare la funzionalità e l’applicazione degli attrezzi innovativi, in un impianto di mitilicoltura nel mar Piccolo (TA). Si procederà, quindi ad un’indagine comparativa, in cui saranno testate le calze biodegradabili e le tradizionali calze in polietilene.

Saranno realizzate 15 reste tubolari uguali per dimensioni e forma, mentre varieranno nel filato, poiché, le bio-calze saranno realizzate con il filato biodegradabile. La maglia della rete di contenimento o calza verrà dimensionata in funzione delle fasi di accrescimento dei molluschi presenti all’interno. Ogni calza sarà segnalata da un cartellino identificativo che la distinguerà univocamente. Le reste saranno fissate su una trave ad una precisa distanza le une dalle altre, a seconda delle caratteristiche morfologiche dell’area dell’impianto.

All’uopo, sarà predisposto un opportuno data-lo, per registrare i dati fisici, meccanici e biometrici delle fase di allevamento. Inoltre, sarà documentata con materiale video e fotografico ogni operazione di incalzo e reincalzo dei mitili, al fine di valutare tempi e modalità di possibili alterazione o degradazione di tutti gli attrezzi.

Al tempo stesso, sarà realizzata in laboratorio la sperimentazione dei sacchetti per il confezionamento/commercializzazione realizzati con la bio-rete, e comparati con quelli in nylon attualmente in uso.

Si procederà alla messa a punto da 1 a 5kg di bio-rete a diversa grammatura, con la quale si realizzeranno 10 diversi sacchetti; questi conterranno un peso variabile da 3 a 10kg di mitili e saranno sottoposti a sollecitazioni meccaniche in condizioni di temperatura differenti (0-8°C), simili a quelle prodotte nella fase di confezionamento, trasporto e commercializzazione, al fine di valutarne le molteplici potenzialità.

Ogni sacchetto sarà segnalato da un cartellino identificativo che lo distinguerà univocamente. I sacchetti realizzati con il filato biodegradabile e non-biodegradabile saranno continuamente monitorati, allo scopo di verificare i tempi e le modalità di possibili alterazione o degradazione.

5. Le informazioni raccolte saranno inserite in una database, i dati saranno analizzati ed interpretati.

L’effettiva applicabilità dei nuovi materiali/attrezzi messi a punto, sarà verificata anche attraverso un’analisi economica che permetterà di valutare il rapporto costi/benefici. In questo ambito sarà valutata l’opportunità di attivare nuove filiere produttive di attrezzi per la mitilicoltura ecosostenibili che possano proiettarsi su scala commerciale.

 

 

  

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